| Istanbul, 2014 |
Forse più che cosciente atteggiamento anticlericale si trattava e si tratta di semplicità di approccio alla religione, di religiosità popolare più autentica.
Nell'antichità era normale affiancare alle pratiche ufficiali della religione di Stato un senso di religiosità più popolare e popolano, fatto di superstizioni, tradizioni precedenti, irrazionalità, riti magici.
La religione è sempre stato un fatto sociale e politico, collettivo, assolutamente non solo individualista e intimo; diverso era il culto dei propri morti, in famiglia, nelle case, oppure gli scongiuri e le maledizioni contro i nemici, su cui l'ordine costituito ha sempre cercato di porre limiti e divieti.
Non è un caso che l'intellighenzia di allora stigmatizzasse la religione in tutte le sue forme: prima di Feuerbach Lucrezio, gli intellettuali radical chic ante litteram sono sempre stati atei.
Usanze parallele alle religioni esistono da sempre, anche nella nostra religione di Stato dal presunto editto di Costantino in poi, sebbene tendiamo a razionalizzare il presente e a credere che nel mondo contemporaneo la cultura scientifica abbia avuto la meglio. Eppure ai TG nazionali almeno una volta all'anno passa la notizia del miracolo del sangue di S. Gennaro, oppure si dedicano servizi a pompose processioni in onore del tale patrono e feste correlate un po' da ogni parte del globo.
Viviamo di pregiudizi, sono il nostro modo di conoscere e interpretare il mondo: basta saperlo e saperli cambiare.
Per esempio, non è vero che i templi dell'Acropoli erano tutti bianchi, così come l'Ara Pacis o gli altri monumenti che ci sono arrivati dall'antico. L'antichità era colorata e pacchiana: il gusto minimal è una ricostruzione posticcia del gusto illuminista che torna periodicamente anche nelle riviste di interior design. E poi non è vero che gli antichi Ateniesi hanno inventato la democrazia: suvvia, qui c'è lo zampino della letteratura romantica, un mondo ristretto ed elitario di soli uomini vi sembra paragonabile alla nostra società anche solo di un secolo fa?
E di Cesare che dire? Altro che delitto deprecabile come viene raccontato a scuola sposando la storiografia augustea: il povero Cesare tradito dal proprio figlio adottivo era in realtà il dictator perpetuus che aveva posto fine alla Repubblica Romana, fatta di complesse consultazioni elettorali per i privilegiati cittadini Romani e di cariche collegiali in una tradizione politica così nobile da aver fatto affermare al buon storico Polibio che la Costituzione Romana fosse la migliore mai concepita per equilibrio di poteri. Bruto e Cassio come Che Guevara e Fidel Castro!
Ma torniamo a casa mia, l'aneddoto familiare, raccontato decine di volte come in ogni buona tradizione orale che si rispetti e che ha fatto consolidare la mia diffidenza verso la gerarchia ecclesiale, è il seguente.
Quando sono nata io, a fine agosto di fine anni '70, mio fratello è stato ricoverato a Genova per la classica asportazione chirurgica delle tonsille, che tanto andava di moda fino alla metà degli anni '80. Dal momento che io avevo pochi giorni di vita, era stato mio padre a seguire il ricovero di mio fratello. Ebbene, mio padre racconta con orgoglio questo botta e risposta:
- Suora: Lei, signore! Cosa ci fa qui? Non vede che ci sono solo donne in reparto coi bambini?
- Michele: Scusi?! Io sono il padre, la madre è con la bimba appena nata, a 150 km da qui.
- Suora: I bambini devono stare con le mamme!
- Michele: Ma vaffan[---]o, va!
Vallo a raccontare al povero santino
di Padre Pio posato ora sul comodino di Michele!
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