Tra le trasmissioni televisive dell'estate che ogni tanto rivedo in replica in seconda o terza serata, c'è un docu- reality dedicato a una community di donne e uomini affetti da nanismo. Il titolo italiano è Piccole Donne LA e come si può facilmente intuire è ambientato a Los Angeles. Le protagoniste sono soprattutto le donne, tutte molto belle, inserite e di successo, per lo più artiste del mondo del cinema e della musica. Il format segue le vite del gruppo, gli amori, i problemi, le liti e le molte difficoltà quotidiane dell'essere nani, sia quelle materiali (le case e gli arredi che devono essere su misura), sia soprattutto i problemi di relazione, come l'amore, la voglia di famiglia e lo stato di salute.
La produttrice e protagonista, famosissima versione mini di Lady Gaga e di altre star della musica degli ultimi 20 anni, esplicitamente pone come scopo della serie la lotta ai pregiudizi contro la diversità e la disabilità.
Guardando le puntate e le situazioni assurde in cui si trova il cast mi sono chiesta se davvero per lo spettatore medio potesse prevalere il messaggio di denuncia delle discriminazioni e "sdoganamento" del diverso, oppure se non fosse di cattivo gusto rappresentare attraverso una élite di privilegiati una condizione difficile, come se fosse una normalità accessibile per tutti.
Ora, rispondere è quasi impossibile, ma tutto sommato credo che la serie funzioni: in un panorama televisivo di personaggi sani, belli, giovani e rampanti, un posto possono averlo anche le piccole donne di Los Angeles, soprattutto se abituano occhi e cuore del pubblico a chi è fisicamente diverso e non omologato a un diktat di normalità a tutti i costi.
A questo punto diventa naturale chiedersi se esista la normalità e cosa comporti e poi cosa sia esattamente il concetto di natura e cosa voglia dire naturale.
Niente di nuovo sotto il sole: sono le domande più classiche che chiunque essere umano minimamente pensante si sia mai fatto nel corso della storia del mondo.
Eppure, continuiamo a non saper rispondere, se ancora l'estate scorsa, ad agosto, per un paio di giorni ha fatto notizia su tutti i mezzi di comunicazione di massa il licenziamento di un dirigente della Google, colpevole di aver scritto e diffuso un documento che voleva difendere con fonti scientifiche e biologiche il tema delle pari opportunità tra uomo e donna nel mondo del lavoro, attraverso l'assunto che uomini e donne, diversi per natura, possano dare contributi complementari allo sviluppo di un'azienda con diverse competenze e inclinazioni.
E menomale che l'hanno licenziato!
Siamo ancora alle frasette da luogo comune spacciate per scienza e antropologia come:
Le donne sono stanziali e gli uomini nomadi cacciatori.
Le donne non hanno senso dell'orientamento, ma sono più precise.
Le donne hanno la scatola cranica più piccola, ecco perché non sono abili a guidare, però dal momento che dovranno partorire hanno una più alta soglia del dolore.
Sapete che c'è? Se non riusciamo ad attribuire alla nostra società almeno la volontà di tendere a rendere possibile il superamento di presunte differenze "per natura", nemmeno nascessimo soli e nudi nel mezzo di un contesto naturale senza tecnica e tecnologia, senza scuola, storia e cultura, a questo punto preferisco fermarmi al concetto di natura leopardiana, intesa come una divinità cattiva e matrigna, completamente disinteressata al presunto suo creato.
Altro che valore della naturalità.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?
La produttrice e protagonista, famosissima versione mini di Lady Gaga e di altre star della musica degli ultimi 20 anni, esplicitamente pone come scopo della serie la lotta ai pregiudizi contro la diversità e la disabilità.
![]() |
| Torino, 2017 |
Ora, rispondere è quasi impossibile, ma tutto sommato credo che la serie funzioni: in un panorama televisivo di personaggi sani, belli, giovani e rampanti, un posto possono averlo anche le piccole donne di Los Angeles, soprattutto se abituano occhi e cuore del pubblico a chi è fisicamente diverso e non omologato a un diktat di normalità a tutti i costi.
A questo punto diventa naturale chiedersi se esista la normalità e cosa comporti e poi cosa sia esattamente il concetto di natura e cosa voglia dire naturale.
Niente di nuovo sotto il sole: sono le domande più classiche che chiunque essere umano minimamente pensante si sia mai fatto nel corso della storia del mondo.
Eppure, continuiamo a non saper rispondere, se ancora l'estate scorsa, ad agosto, per un paio di giorni ha fatto notizia su tutti i mezzi di comunicazione di massa il licenziamento di un dirigente della Google, colpevole di aver scritto e diffuso un documento che voleva difendere con fonti scientifiche e biologiche il tema delle pari opportunità tra uomo e donna nel mondo del lavoro, attraverso l'assunto che uomini e donne, diversi per natura, possano dare contributi complementari allo sviluppo di un'azienda con diverse competenze e inclinazioni.
E menomale che l'hanno licenziato!
Siamo ancora alle frasette da luogo comune spacciate per scienza e antropologia come:
Le donne sono stanziali e gli uomini nomadi cacciatori.
Le donne non hanno senso dell'orientamento, ma sono più precise.
Le donne hanno la scatola cranica più piccola, ecco perché non sono abili a guidare, però dal momento che dovranno partorire hanno una più alta soglia del dolore.
Sapete che c'è? Se non riusciamo ad attribuire alla nostra società almeno la volontà di tendere a rendere possibile il superamento di presunte differenze "per natura", nemmeno nascessimo soli e nudi nel mezzo di un contesto naturale senza tecnica e tecnologia, senza scuola, storia e cultura, a questo punto preferisco fermarmi al concetto di natura leopardiana, intesa come una divinità cattiva e matrigna, completamente disinteressata al presunto suo creato.
Altro che valore della naturalità.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?

Nessun commento:
Posta un commento