venerdì 18 novembre 2016

Banana e i Catari

Tempo fa ho avuto l'occasione di partecipare al Congresso delle Donne di un'organizzazione sindacale europea.
Lo scopo della sessione dedicata alla componente femminile era esplicitamente quello di aumentare la presenza delle donne nei ruoli dirigenziali della federazione sindacale europea a congresso i giorni successivi.
Ho vissuto questa occasione con entusiasmo, come sempre: parlare con donne di diversi Paesi europei dei problemi delle donne è sempre un'esperienza di crescita e arricchimento e così ho condiviso questo stato d'animo anche sui social media che uso normalmente.
Il commento di un uomo mi ha molto colpita: le iniziative di genere sarebbero inutili, nel senso che non ce ne sarebbe più bisogno- se mai ce ne fosse stato; anzi, sempre secondo il commentatore, sarebbero addirittura la sconfitta della democrazia e della parità di accessibilità, che dovrebbe essere asessuata e meritocratica.

Insomma, sintetizzo io, i congressi di donne come le riserve indiane, le quote rosa nelle organizzazioni una ingiusta imposizione.

Ho avuto poi modo di approfondire questa posizione dal vivo con la stessa persona e gran parte delle sue argomentazioni giravan

o intorno al concetto di normalità: in un modo normale e moderno creare quote protette è ingiusto e inaccettabile.
In via teorica potrei essere d'accordo: il sesso (così come la provenienza, la religione, l'età, i gusti sessuali, lo stato di salute, etc) non dovrebbe essere una discriminante importante nella scelta delle "classi dirigenti" o degli organismi direttivi delle organizzazioni o degli apparati di uno Stato.
Se le premesse fossero diverse!

Siamo tutte persone con le stesse opportunità? Viviamo in un mondo 'moderno e normale'?

A queste mie obiezioni è scattata una certa ridicolizzazione (credo che ridicolizzare l'interlocutore o l'avversario sia sempre sbagliato… Devo ricordarmene quando sono tentata anche io di farlo!): nelle valli valdesi alcuni illuminati 'barba' avrebbero risolto questi problemi ben 7 secoli fa, possibile che il mondo delle donne non se ne sia ancora accorto?

Incuriosita, ho cercato di approfondire, pur conscia che 700 anni sono un soffio rispetto al tempo dell'umanità e che le valli succitate sono un contesto decisamente ridotto rispetto alla portata del problema... Ebbene, ho visitato il Tempio Valdese di Torino e ho conosciuto Bruno, il custode del tempio, ma anche guida e volontario del sabato, che mi ha introdotto nella storia e nel mondo valdese.
Se devo essere sincera, ho sentito parlare molto di uomini e di popolo montanaro eletto, quasi in competizione parallela con l'altro e più antico, e molto meno di donne (sebbene effettivamente le pastore ci siano eccome) e di ruoli. Forse hanno davvero risolto il problema delle pari opportunità, non certo con la meritocrazia, ma con la fede.

Le cose che mi interessavano davvero dei Valdesi prima di questa visita a dire la verità erano due: la sensibilità rispetto ai diritti civili e l'eredità storica dei poveri Catari, tanto che per questi motivi affettivi e morali ho sempre devoluto il mio otto per mille proprio alle chiese valdesi.

Alla fin fine, c'è ancora bisogno di iniziative di genere? Io credo proprio di sì!

Il mondo non è una piccola comunità isolata e le donne hanno bisogno di parità: nel lavoro, in famiglia, genericamente nella società. Sono ancora discriminate, demansionate e sottopagate.
Almeno nelle organizzazioni sensibili è necessario e doveroso facilitare la partecipazione delle donne: in Italia è ancora tempo di quote rosa.

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