sabato 19 dicembre 2015

Almeno tre!

La teoria è semplice ed empirica: le persone che ritengo più interessanti e con cui vado più d'accordo per lunghezza d'onda sono quelle che hanno avuto percorsi personali tortuosi.
Le linee rette sono noiose, così come le sferette di metallo in caduta lungo un piano inclinato liscio: la bellezza delle buche è impagabile. E dolorosa.


Ho pensato a lungo come semplificare questi pensieri e così ho elaborato la regola dell''almeno tre'.
Per diventare un adulto consapevole e brillante (ovviamente devo un po' esasperare i toni per esigenze sceniche) bisogna aver fatto almeno tre tentativi, cambiamenti, prove, per ogni tipo di esperienza umana.
Per esempio: almeno tre case, tre traslochi, tre città, ma anche tre fidanzati; almeno tre storie importanti, tre delusioni. Ma anche almeno tre lavori, tre esperienze fallite, tre rifiuti, abbandoni, cambi di rotta. Almeno tre cambi di programma.

I percorsi standard sono una mia fissazione, ammettiamolo: pregiudizi.
Ecco l'archetipo angosciante secondo me: diploma, ricerca del lavoro, matrimonio, acquisto prima casa abbandono della casa dei genitori, concepimento dei figli, arrivo dei cani e dei gatti, pensione triste, ruolo di nonno per nipotini irrequieti- rigorosamente un maschio e una femmina, la coppietta è un must have-, depressione chiusi a casa, scoperta della religiosità cattolica, morte liberatoria.

Diciamo che almeno tre incidenti di percorso rendono tutto più affascinante, ma quello che è davvero fondamentale è l'eredità che lasciano su di noi: la capacità di inventarsi qualcosa che ci somigli, senza seguire quello che ci hanno indicato come desiderabile; la possibilità di essere altro.

Banale? Molto. E per questo irrinunciabile.

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