Elena e Michele ripetevano ai figli infiniti modi di dire tipici del loro paese di origine: un patrimonio di cultura orale e popolare immenso, tutto orientato alla disillusione e al buon senso della povera gente. Ne ho imparato a decine, di detti!
Il fulcro della maggior parte dei proverbi gira intorno al sacrificio e allo spreco, al buon uso del denaro, alla fatica del lavoro, all'ingiustizia del nostro mondo e alla speranza nell'altro.
Elena e Michele coniavano anche nuovi modi di dire sulla falsa riga del formulario di sentenze, così ricordo commenti diretti a me del tipo: poveri miei soldi!
Non sai come si sudano (i soliti soldi)!
E così via…
Il concetto di sacrificio tornava insistentemente soprattutto all'epoca della mia adolescenza, vuoi per la maggiore conflittualità in casa, vuoi perché crescevano le mie esigenze, reali o indotte che fossero.
Purtroppo certi argomenti non hanno mai toccato il mio senso di colpa, anzi, mettevano in moto tutto lo spirito polemico dei 16 anni.
Accusavo Elena di bestemmiare, perché l'unico Sacrificio che si possa definire tale per i cattolici è quello di Cristo. La schernivo sulla sua fede a buon mercato; provocavo le sue reazioni peggiori.
Era la dinamica dell'età: non sono pentita per le cose dette allora e sono convinta che un'adolescenza turbolenta faccia bene alla crescita, perché evita di fare e dire cose sconsiderate fuori tempo massimo. Da adulti.
L'unica cosa su continuo a pensare che avessi pienamente ragione è questa: ma di tutti quei sacrifici che i miei genitori avrebbero fatto per farmi nascere, crescere, studiare, vestirmi, uscire, divertirmi, fare sport e quant'altro ero davvero responsabile io? Causa ed effetto anche prima di nascere?
La domanda successiva è spontanea.
Mamma, ma francamente: chi te l'ha chiesto?
| Malta, 2022 |
Il fulcro della maggior parte dei proverbi gira intorno al sacrificio e allo spreco, al buon uso del denaro, alla fatica del lavoro, all'ingiustizia del nostro mondo e alla speranza nell'altro.
Elena e Michele coniavano anche nuovi modi di dire sulla falsa riga del formulario di sentenze, così ricordo commenti diretti a me del tipo: poveri miei soldi!
Non sai come si sudano (i soliti soldi)!
E così via…
Il concetto di sacrificio tornava insistentemente soprattutto all'epoca della mia adolescenza, vuoi per la maggiore conflittualità in casa, vuoi perché crescevano le mie esigenze, reali o indotte che fossero.
Purtroppo certi argomenti non hanno mai toccato il mio senso di colpa, anzi, mettevano in moto tutto lo spirito polemico dei 16 anni.
Accusavo Elena di bestemmiare, perché l'unico Sacrificio che si possa definire tale per i cattolici è quello di Cristo. La schernivo sulla sua fede a buon mercato; provocavo le sue reazioni peggiori.
Era la dinamica dell'età: non sono pentita per le cose dette allora e sono convinta che un'adolescenza turbolenta faccia bene alla crescita, perché evita di fare e dire cose sconsiderate fuori tempo massimo. Da adulti.
L'unica cosa su continuo a pensare che avessi pienamente ragione è questa: ma di tutti quei sacrifici che i miei genitori avrebbero fatto per farmi nascere, crescere, studiare, vestirmi, uscire, divertirmi, fare sport e quant'altro ero davvero responsabile io? Causa ed effetto anche prima di nascere?
La domanda successiva è spontanea.
Mamma, ma francamente: chi te l'ha chiesto?
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